Trattamento del linfedema

Il trattamento dell’edema, qualunque sia la sua causa, si basa sulla compressione (elastica, manuale, pneumatica) proporzionale alla sua gravità

L’edema può essere “molle” quando la compressione digitale forma una fossetta, “duro” quando la stessa compressione non crea una fossetta evidente.
Nel primo caso l’edema è costituito prevalentemente da acqua. Il dito sposta facilmente l’acqua nel punto di compressione lasciando una fossetta.
Nel secondo caso l’edema è costituito da acqua legata a proteine. L’acqua cioè non è libera ma intrappolata in una rete proteica resistente e difficile da eliminare.
Ogni edema tende, nel tempo ad aumentare la quota di proteine per cui ogni edema deve essere curato più rapidamente possibile e non deve essere posto “sotto osservazione”. In particolare bisogna evitare le infezioni (erisipela, vedi fig. 1) delle zone edematose, facili a verificarsi soprattutto nei periodi estivi, che aggravano la fibrosi.

erisipela

Fig.1 – Edema complicato da infezione batterica (erisipela), che provoca febbre alta, dolore, calore, aumento dell’edema.

Il trattamento dell’edema, qualunque sia la sua causa, si basa sulla compressione (elastica, manuale, pneumatica) proporzionale alla sua gravità, da applicare sulla parte gonfia dell’arto malato. Poiché il liquido non ha la forza sufficiente per passare nella rete linfatica (non sviluppata o rovinata) la compressione ha la funzione di fornire tale forza.
Allo stesso modo di una palla piena di acqua con un buco di scarico molto piccolo: la palla tende a rimaner piena, ma se applichiamo una forte pressione, facciamo uscire l’acqua più velocemente ottenendo lo svuotamento.
Accanto alla è compressione elastica (fasce, calze), che costituisce la base del trattamento, vengono usati altri tipi di terapia: linfodrenaggio manuale, pressoterapia, ginnastica isotonica, terapia farmacologica. Ognuno di questi metodi aiuta la terapia compressiva, che è insostituibile. Nessuno di questi metodi, da solo, è curativo. Si tratta in definitiva di una terapia combinata.
L’uso dei diuretici è del tutto inutile se non addirittura dannoso.
L’intervento chirurgico è proponibile (e non sempre) solo in caso di linfedema secondario ad interruzione (chirurgica, traumatica, radiologica) del circolo linfatico, ma i suoi risultati sono incerti anche in mani esperte (e gli esperti sono pochi).

La compressione elastica nella terapia combinata

La terapia compressiva del linfedema presenta tre fasi:
1°: Riduzione dell’edema fino ad eliminazione della parte di liquido che è “mobile”, cioè più facilmente eliminabile. Questa si esegue in genere con fasciature assistite da linfodrenaggio delle stazioni linfoghiandolari, farmacoterapia e ginnastica (vedi fig. 2)
2°: Apprendimento della fasciatura fino all’autosufficienza. Diminuisce la parte affidata alla compressione, aumenta la funzione del linfodrenaggio manuale e pressoterapico, e ginnastica
3°: Mantenimento del risultato ottenuto, impedendo ad altro liquido di accumularsi e di aumentare quindi, nel tempo, la fibrosi. Questa si ottiene con calze elastiche, drenaggio linfatico manuale pressoterapia domiciliare, ginnastica

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Fig. 2 – Stesso caso dopo 7 giorni. Risultato di una compressione efficace. La pelle appare grinzosa perché tutto il liquido è stato svuotato.