Linfedema: dieci regole per affrontare il problema della cura

Dieci regole per curare il infedema senza errori

Stanti le premesse enunciate nel capitolo precedente, possiamo enunciare alcune “Regole” che medici e pazienti coinvolti in questa malattia dovranno seguire se vorranno ottenere un qualche risultato:

Il linfedema va curato prima possibile per evitare l’instaurarsi del meccanismo di accumulo. Infatti mentre l’acqua (inizialmente prevalente) è facilmente eliminabile, la componente proteica non lo è.

Il linfedema va eliminato completamente (o almeno per quanto è possibile): stare a guardare se migliora nel tempo o con qualche trattamento farmacologico o con una cura coadiuvante è inutile, e quindi, dannoso.

Il linfedema va ridotto (fino a quanto è possibile) con l’uso di bendaggi corto-elastici (fase di “attacco”).

Il linfedema va mantenuto “sgonfio” per un periodo lungo per adattare i tessuti alla nuova situazione e per ottenere l’autogestione da parte del paziente (fase di “apprendimento”).

Il linfedema va trattato per tutta la vita per mantenerlo sgonfio. Una volta ottenuto il massimo risultato la compressione può essere alleggerita (od anche eliminata per qualche ora) o rimessa in atto a seconda della necessità, senza mai abbandonarla (fase di “mantenimento”).

– I migliori risultati si ottengono trasferendo la responsabilità della cura al paziente stesso se si riesce a fargli capire che con pazienza e costanza può ottenere un risultato soddisfacente. Questo a volte è difficile nei pazienti molto giovani.

Le infezioni dell’arto edematoso vanno a tutti i costi evitate perché peggiorano ogni volta la situazione. Se la gamba è mantenuta sgonfia non si ripresentano. E’ possibile comunque fare trattamenti preventivi (antibiotici-penicillina retard) all’inizio dell’estate (periodo a rischio) o ad ogni ferita sporca del piede (attenti alle lesioni da scarpa).

I trattamenti complementari, come il linfodrenaggio manuale, la pressoterapia, la ginnastica isotonica, i farmaci, sono, appunto, complementari , cioè da soli non servono, ma aiutano la terapia elastocompressiva.

– L‘uso dei diuretici non ha nessuna logica e quindi è dannoso.

Il trattamento chirurgico del linfedema primitivo non ha senso (c’è una malformazione di tutto il sistema tranne in rari casi in cui il problema è ai linfonodi inguinali) e non dà la possibilità di guarire (cioè di non fare più nessun trattamento compressivo). Sono stati descritti casi di “miglioramento” dopo intervento in pazienti portatori di linfedema secondario, ma non di guarigione. Resta il problema della durata del miglioramento e dei danni causati dall’intervento ( e dei costi).