Le fasce elastiche

Le tecniche di bendaggio per applicare le fasce elastiche senza una laurea in ingegneria

Le bende sono, nel campo della flebologia, il mezzo curativo più importante, efficace, sicuro ed economico. 

Tecniche di bendaggio

Tecniche di bendaggio

 

Sono però uno strumento che richiede da parte del medico un apprendimento lungo ed attento, in continua evoluzione. Uno strumento che non sempre può essere affidato al personale paramedico od al paziente.
Esistono vari tipi di fascia a seconda della elasticità del tessuto, della larghezza, dell’adesività.
Esistono vari sistemi di bendaggio: fisso o amovibile, a strato singolo o multiplo, di lunga o breve durata, gestito dal medico o dal paziente.
Esistono situazioni cliniche diverse che richiedono un bendaggio adattato al singolo soggetto: concomitanza di arteriopatia, allergia al tessuto, necessità di cambio frequente, impossibilità di autogestione.
Esistono esigenze di tempo, organizzative, economiche che richiedono soluzioni di bendaggio appositamente studiate.
Tutte queste variabili sono la causa per cui l’uso delle fasce elastiche non è diffuso come dovrebbe e tende, addirittura, a perdere interesse presso i flebologi di più recente formazione.
Pur se esistono delle basi generali comuni per tutti i flebologi , ciascuno utilizza in modo del tutto personale il bendaggio, sulla base della sua esperienza personale e del tipo di pazienti che ha.
Il modo descritto quindi, pur seguendo dei principi generali, è necessariamente conseguenza di un punto di vista personale. Può essere applicato a qualunque tipo di benda e, nella nostra esperienza, è quello più semplice e facile da imparare.

1-Gamba affetta da piccole ulcere, eczema, infiammazione della pelle, indurimento del sottocutaneo, edema, varici

1-Gamba affetta da piccole ulcere, eczema, infiammazione della pelle, indurimento del sottocutaneo, edema, varici

 

Tecnica di bendaggio
Il bendaggio inizia con un giro alla caviglia, al disopra del malleolo, prosegue con un giro sul calcagno e quindi un giro sul dorso del piede, con il bordo che arriva alla radice delle dita. Quindi si torna al calcagno e poi alla caviglia dove si era iniziato.

In questa fase è fondamentale che il piede sia tenuto “piegato verso l’alto” (flessione dorsale) per evitare l’effetto laccio alla caviglia.
Da qui si prosegue verso l’alto con giri successivi, sovrapponendo la fascia per metà della sua larghezza. Si arriva fino all’articolazione del ginocchio senza coinvolgerla per lasciare libero il movimento e, con la benda che resta, si torna indietro verso il basso fino a raggiungere la caviglia,da dove si era partiti inizialmente.
Questa modalità ha il vantaggio di fornire una buona fissità alla benda perché le spire di tessuto sono posizionate ad angoli contrapposti, di non lasciare parti di pelle scoperte e di garantire un doppio strato di fascia su tutte le zone. La pressione esercitata deve essere maggiore alla caviglia e decrescere verso l’alto, cosa che avviene automaticamente (dal momento che il raggio della gamba tende ad aumentare dal piede al ginocchio) se le fascia è ben distribuita
La tensione con cui deve essere applicata la benda è variabile in relazione al tipo di tessuto e costituisce la componente più difficile da insegnare ad altri. In generale, le bende rigide vanno applicate senza tirare troppo, mentre le bende elastiche vanno tirate per circa la metà della loro estensibilità.

2-Medicazione delle lesioni ed applicazione di garza di cotone

2-Medicazione delle lesioni ed applicazione di garza di cotone

 

Terapia compressiva con bende
Prendendo come esempio una gamba affetta da ulcera – Fig. 1- (ma lo stesso si fa per una flebite, un eczema, un edema, una erisipela, un ematoma, ecc) è nostra tradizione utilizzare uno schema di fasciatura a due strati sovrapposti, applicati sopra la medicazione della lesione cutanea, qualunque essa sia. – Fig. 2 –

3- Protezione dell'area malata, della caviglia e della tibia

3- Protezione dell’area malata, della caviglia e della tibia

 

• Il primo strato è costituito da una fascia non elastica posta direttamente sopra la medicazione dopo aver protetto con falde di cotone la zona della lesione, le strutture sporgenti ed il dorso del piede – Fig. 3. – Questo strato, ben fissato con cerotti “sigillanti” non dovrà essere toccato dal paziente neanche durante la notte, ma verrà gestito dal medico alla medicazione successiva. – Fig. 4 –

4- Primo strato con benda non elastica "sigillata"

4- Primo strato con benda non elastica “sigillata”

 

• Il secondo strato – Fig. 5 –  è creato con una fascia elastica da applicare durante il giorno e da rimuovere durante la notte. Questa componente deve essere gestita dal paziente stesso a da un parente e necessita di essere spiegata con pazienza, eventualmente accompagnata da una spiegazione scritta. Alla successiva medicazione eventuali errori possono essere corretti. La maggior parte dei pazienti non ha problemi ad apprendere l’auto applicazione di questa fascia, imparando a capire il livello di tensione da applicare in base alla sensazione di maggior o minor benessere.

5- Secondo strato con benda elastica autogestita

5- Secondo strato con benda elastica autogestita

 

Rischi di fare danno non ce ne sono dal momento che una fasciatura fatta troppo stretta darà un dolore insopportabile e richiederà di essere rimossa, una fasciatura troppo lenta sarà comunque protetta dalla benda sottostante.
Sono stati descritti infiniti sistemi di bendaggio la maggior parte dei quali è sicuramente efficace. Il sistema di bendaggio qui proposto e basato su una esperienza di circa trenta anni, trova spiegazione nell’esigenza di ottenere un metodo:
– facilmente riproducibile, da parte di medici,paramedici e pazienti,
– rapido e semplice da realizzare,
– adattabile ad ogni situazione clinica, ed eventualmente modificabile (aggiungendo una benda dal primo strato se vogliamo aumentare la compressione, eliminando il secondo strato se la pressione deve essere più bassa),
– confortevole per il paziente, che sopporta meglio una pressione più bassa durante la notte (10-15 mm Hg), ma la raddoppia durante la marcia (30-40mm Hg)
– a basso costo, perché il materiale viene riutilizzato ogni volta dopo opportuno lavaggio (con due fasce rigide ed una elastica si può fare tutto il trattamento = 50 € circa)

Una volta esaurita la loro funzione, per miglioramento od avvenuta guarigione, le fasce possono essere sostituite delle calze elastiche per mantenere stabile la condizione. E’ curioso come molti pazienti preferiscano mantenere l’uso delle fasce dopo guarigione perché le ritengono più semplici ed efficaci da gestire (oltre che meno costose).