Le calze elastiche

Trucchi e soluzioni per non odiare la calze elastiche

Ci occuperemo qui prevalentemente delle calze curative, quelle più pesanti, per intenderci, tralasciando le calze “riposanti” o contenitive, che comunque sono molto utili per chi non ha problemi gravi.
Le calze elastiche svolgono un ruolo talmente importante in flebologia, che se si avesse ipoteticamente la necessità di scegliere una sola forma di cura flebologica, bisognerebbe privilegiare proprio le calze.
Vengono di conseguenza prescritte in grande numero da medici, specialisti e non, perché si sa che sono utili, ma non necessitano in apparenza di una conoscenza specialistica approfondita. Poiché costano molto, costituiscono un grande “business” commerciale.
Nei paesi socialmente più evoluti (non da noi) le calze vengono rimborsate dalla sanità pubblica in numero di due paia all’anno perché considerate indispensabili .
In Italia invece, tranne rare eccezioni, le calze vengono prescritte liberamente ma devono essere pagate dal paziente, con le seguenti conseguenze:
Alcuni non le comprano affatto.
Alcuni le comprano e non le mettono perché nessuno ha loro insegnato a metterle.
Alcuni le mettono per un giorno o due e poi le buttano via giurando di non volerne più sapere perché la misura prescritta era sbagliata.
Alcuni le comprano ma nel negozio viene loro dato un modello differente da quello prescritto per ragioni di magazzino.
Alcuni si abituano a metterle e le portano bene, ma per risparmiare non le cambiano quando l’elasticità è esaurita (dopo 6 mesi in media) per cui smettono di curarsi.
Alcuni comprano dei modelli più leggeri.
In conclusione molti cassetti sono pieni di calze inutili, molti pazienti non si curano, molti negozianti e fabbricanti hanno le tasche piene, molti medici prescrittori vanno ai congressi gratuitamente.
Il problema risiede nel fatto che ogni calza dovrebbe essere, almeno inizialmente gestita dal medico flebologo a cui spetta il dovere di spiegarne l’uso, la funzione, la manutenzione, e la soluzione dei problemi che si presentino. Solo così il paziente sarà portato a fare una cosa che gli è sostanzialmente antipatica.
Secondo la nostra personale visione del problema (ma in accordo con altri colleghi) il tipo di calza più frequentemente indicato nei pazienti con patologia conclamata, sono le calze fino al ginocchio o “a gambaletto“. Queste producono una buona compressione del polpaccio, che è il motore della circolazione venosa, così esercitando un beneficio anche ai livelli superiori.
Le calze più lunghe sono molto più scomode, costano di più ed esercitano alla coscia una compressione attorno al 30% di quella dichiarata alla caviglia, cioè inutile. Però, poiché costano di più, sono molto incentivate dai venditori. Nei casi particolari di patologia alla coscia, (Trombosi femorale, Tromboflebite di coscia, edemi di coscia, linfangiti ascendenti) è preferibile per noi trattare la zona con bendaggi adesivi (sicuramente efficaci) piuttosto che utilizzare la calze “lunghe”. Queste sono indicate invece in funzione preventiva sia preoperatoria (calze antitrombosi) che di sostegno (calze “riposanti”).
I gambaletti di I e II classe di compressione sono i più usati. Le compressioni più forti hanno una difficoltà di posizionamento eccessiva.
Quelli confezionati in cotone hanno la massima tollerabilità specie nella stagione calda ma possono avere una durata inferiore. Per evitare che le dita vengano compresse i gambaletti in genere hanno la punta libera, anche se, a richiesta la punta può essere intera.
Poiché la forma della gamba è molto variabile esistono modelli lunghi o corti, questi ultimi essendo i più adoperati, e modelli con circonferenza del polpaccio normale o “plus” per i soggetti con maggior circonferenza sotto al ginocchio. E’ sempre possibile dunque trovare un modello adatto per ogni forma di gamba, evitando così che i pazienti si “spazientiscano” per calze troppo lunghe o strette al bordo superiore.
L’infilaggio della calza, che trova il suo ostacolo maggiore nel passaggio del calcagno (il punto più largo), può essere aiutato dall’uso di calzini di tessuto liscio e leggero da applicare sul piede per facilitare lo scorrimento nel punto critico. Poiché la punta è aperta, una volta infilata la calza, questo calzino speciale può essere sfilato dal disotto.
Esistono diversi altri sistemi per aiutare il paziente ad indossare la calza, sia facilitanti lo scorrimento, sia allevianti lo sforzo di trazione. Tutti questi possono essere molto utili, ma a volte possono anche complicare le cose, senza dimenticare che aggiungono un costo.
Spesso le calze devono essere indossate con l’aiuto di un’altra persona, specie se si considera che in certe situazioni croniche i pazienti sono anziani e con mobilità limitata.
Un sistema per facilitare le cose è quello di utilizzare due calze più leggere, sovrapposte, invece che una calza più pesante. Infatti, limitatamente alle compressioni medio-leggere, l’effetto compressivo si somma. Due calze della I classe, sovrapposte, danno la stessa compressione di una calza di II classe, ma sono molto più facili da indossare. Invece di una III classe (molto difficile da indossare), possiamo proporre una I più una II. Una I classe associata a collants da 15 mm Hg dà una ottima II classe in quella gamba. E così via con tutte le combinazioni.
Poiché lo scopo è ottenere che il paziente si curi, è meglio prescrivere calze che saranno sicuramente indossate, piuttosto che prescrivere le calze “ideali”, che il paziente non porterà mai.
Se le calze vengono prescritte dopo un iniziale utilizzazione delle fasce, è possibile suggerire di alternare le calze (quando si esce di casa) con le fasce (in casa). In questo caso le calze possono essere più leggere di quelle necessarie, perché saranno compensate dall’uso periodico dalle fasce.
Piuttosto che rischiare un rifiuto della compressione, si possono trovare compromessi: portare le calze durante le ore di lavoro in piedi e toglierle andando a casa, portarle in casa e toglierle uscendo, togliere le calze per andare al mare, ma metterle qualche ora alla sera, ecc.
Se i medico sarà stato convincente circa la necessità di compressione, sarà il paziente stesso a trovare soluzioni ai suoi problemi. Il parametro più importante da osservare è il controllo del gonfiore. Se questo si mantiene modesto senza compressione e si riduce con le calze la situazione è favorevole.