Dieci consigli utili per aiutare la Circolazione Venosa

1) Attività motoria

(vedi anche Alterazione del sistema di “pompa muscolare”)

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Camminare è la forma di attività motoria ideale per la circolazione venosa. Ad ogni passo una certa quantità di sangue viene spinta dal piede verso l’alto, in direzione del cuore, superando la forza di gravità. Camminare a passo svelto per mezz’ora al giorno (il calore=sudore sviluppato indica il consumo di calorie) è la soluzione ideale perché oltre che ottenere una circolazione vivace, consente lo smaltimento di eventuale peso in eccesso.

Quando non è possibile camminare ( viaggi aerei o in macchina, lavoro seduto od in piedi prolungato) , è utile alternare la posizione in punta di piedi con l’appoggio sui talloni, o praticare la “marcia su posto” alzando bene le ginocchia.

2) Calzature adeguate

(vedi anche Alterazione del sistema di “pompa muscolare”)

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Le donne portano volentieri tacchi alti perché, spostando il peso in avanti, mettono in evidenza le zone del corpo più seducenti (seno, natiche). La caviglia in questi casi è in posizione di estensione, il che rende il polpaccio più slanciato, ma limita il movimento di “pompa” proprio della gamba. Anche un tacco troppo basso non favorisce la circolazione venosa perché costringe il ginocchio a spingersi troppo indietro (in iperestensione), schiacciando le vene del cavo popliteo (parte posteriore del ginocchio).

Un tacco di altezza intermedia (3-4cm), possibilmente largo, non ha questi inconvenienti ed aiuta la normale curvatura del piede (arco plantare), importante per una buona spinta del sangue del piede verso l’alto. Gli stivali, portati per un tempo prolungato, mantengono una temperatura eccessiva della gamba impedendone la dispersione calorica. La moda non si interessa della salute, e le scarpe più ambite in genere sono terribili per la circolazione. Se portate per un tempo limitato, non ci saranno gravi conseguenze.

3) Esercizi anti-stasi

(Vedi anche Sedentarietà)

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Si tratta di una serie di esercizi di ginnastica praticati in posizione distesa muovendo le gambe “a bicicletta”, le caviglie in flessione-estensione, le caviglie in rotazione, le dita dei piedi in prensione-rilasciamento.

Tali movimento, eseguiti in successione vanno ripetuti più volte, due volte al giorno. Risultano particolarmente adatti alla persone allettate che non possono camminare per vari motivi. Anche esercizi di respirazione profonda in successione accelerano la circolazione venosa e sono adatti alle persone sedentarie.

4) Contrastare il gonfiore

(Vedi anche Le gambe gonfie)

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L’edema del piede e della gamba deve essere sempre considerato seriamente perché può essere il primo segno di insufficienza venosa.

Quando ci si accorge di un gonfiore evidente è opportuno prendere dei provvedimenti senza rimandare. Spesso sarà sufficiente usare soluzioni semplici (cambiare calzature, calze elastiche, massaggi, riposo), ma rimandare a volte può voler dire rendere la cura più lunga e difficile.

5) Elevare le gambe

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La pressione venosa del sangue nelle gambe corrisponde alla distanza del livello del piede dal livello del cuore. In piedi la distanza (ed il peso del sangue) è massima, in posizione distesa la distanza (ed il peso) è nulla. E’ per quello che di notte le gambe si sgonfiano e durante il giorno tendono a gonfiarsi.

Per chi lavora molte ore in piedi o seduto (o guarda la televisione per ore), e non ha altra soluzione curativa, anche brevi periodi passati con le gambe in elevazione possono migliorare le condizioni circolatorie. Da ricordare però che stare seduti con le gambe su uno sgabello non è la stessa cosa che elevare le gambe in posizione distesa, ma anzi può peggiorare la stasi.

Per chi ha tendenza agli edemi può essere utile sollevare i piedi del letto di 10-15 cm., ma questo non può essere fatto da chi soffre di insufficienza cardiaca e respiratoria.

6) Usare calze elastiche adeguate

(Vedi anche La terapia compressiva)

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Una compressione elastica sulle gambe crea un massaggio continuo che aiuta la circolazione superficiale e contrasta il deposito di liquidi nei tessuti. Anche in assenza di varici, le calze di tipo “riposante” possono essere benefiche a scopo preventivo. Nella fase premestruale contrastano la ritenzione dei liquidi nei tessuti delle gambe e, per chi lavora lunghi periodi in piedi o seduta, rende legambe più “leggere” alla fine della giornata. Da ricordare che contrastando il passaggio di liquidi nel sottocutaneo, le calze prevengono anche una delle cause della “cellulite”.

Durante la gravidanza diventano molto importanti perché si oppongono all’effetto dilatante degli ormoni ed aiutano la parete delle vene già dilatate. Calze più forti devono essere usate invece quando la malattia varicosa è già in atto e non può essere guarita chirurgicamente. Nei casi di ulcera guarita, sarebbe bene continuare una terapia compressiva per lungo tempo (o per sempre) per prevenire la comparsa di una nuova ulcera (fenomeno molto frequente)

7) Evitare l’eccesso di esposizione al sole

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Tutti sanno che il sole “fa male”. Come per ogni altra cosa, si tratta di stabilire “quanto” sole fa male. L’eccessiva esposizione al sole estivo infatti causa un surriscaldamento dei tessuti, con lesione diretta della pelle (bruciatura= invecchiamento) e vasodilatazione prolungata delle vene (che tentano di abbassare la temperatura=dilatazione dei calillari). Entrambe i fenomeni inoltre favoriscono l’edema. Se la situazione delle gambe è già in parte compromessa, il sole è in grado di aggravarla e farla precipitare. Da tenere presente inoltre che d’estate c’è già di base una condizione di difficoltà legata all’aumento della temperatura esterna.

8) Controllo del peso

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Tutti sanno che l’obesità crea problemi alla circolazione venosa. Sembra strano, ma non si conoscono i meccanismi esatti di questa cattiva influenza. E’ probabile che più che per una azione diretta del peso sul sistema venoso, sia più importante la sedentarietà tipica dell’obeso: poco movimento, vita da seduto, pigrizia, respirazione meno ampia, passi corti (pompa della gamba meno attiva), ecc.

9) Trattare le disfunzioni già presenti

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La comparsa di varici è il segno che marca il passaggio dello stato delle gambe verso la insufficienza venosa. Edemi, flebiti, ulcere, macchie cutanee in genere vengono di conseguenza.Trattare le disfunzioni già presenti

Per questa ragione è sbagliato trascurare le varici “perché ancora tanto non mi fanno male”. Attendere che compaiano le complicazioni rende il trattamento successivo più complicato e un esito con probabili sequele.

Non è il caso delle vene reticolari o dei “capillari” che costituiscono per lo più un problema estetico e di conseguenza non necessitano di un trattamento curativo precoce. Una cura non è comunque sbagliata, anzi consigliata, ma non necessaria in assoluto per la salute della gamba.

10) Curare prontamente le lesioni cutanee

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Le ferite della gamba guariscono più lentamente delle ferite di altre parti del corpo, a causa della diversa, meno favorevole circolazione venosa degli arti inferiori che è svantaggiata dalla distanza dal cuore. E’ per questo che le ulcere venose vengono alle gambe e non, per esempio, alle braccia.Curare prontamente le lesioni cutanee

Quando sulla gamba si forma una ferita anche banale, così come una puntura di insetto, una bruciatura, un graffio, in presenza di una anche iniziale difficoltà di circolazione, è bene iniziare una terapia flebologica (compressione e medicazione guidata). Lasciare la ferita senza cure o provare a curarla con qualche pomata “cicatrizzante” porta, in un grande numero di casi, al peggioramento della ferita ed alla sua cronicizzazione.

Questo succede spesso nelle persone anziane, portatrici di insufficienza venosa latente, e che tendono a minimizzare le situazioni.